Chiesa

Le origini. Il territorio di Sarmeola apparteneva all’episcopato padovano ancor prima del 1026, se il 27 febbraio di quell’anno il vescovo Orso donò “deciman de villa que dicitur Sarmedaula” al monastero di S.Pietro di Padova ed il 3 maggio dell’anno seguente l’imperatore ne confermò il possesso alla cattedrale di Padova, privilegio riconfermato da Enrico III l’11 maggio 1047, dal suo cancelliere Gualtero, il 13 novembre 1055 e da Enrico IV nel 1095. Il papa Callisto II prendendo il 1° aprile 1123 sotto la sua protezione i canonici della cattedrale con i loro beni, tra cui “villam que dicitur Sarmedala” non ne nomina la chiesa. Invece il vescovo di Padova, S. Bellino, tra gli altri loro possessi confermò il 18 giugno 1130 anche “cappellam sancti Fidentii de Sarmedaula”. Circa quarant’anni dopo, il 5 giugno 1171, il vescovo Gerardo Onfreduzzi, confermando le donazioni di S. Bellino ed antecessori, e il papa Alessandro II il 10 ottobre 1172, confermando il privilegio di Callisto II, nominano l’“ecclesiam S.Fidencii de Sermedaula”.

Faceva parte del circondario di Padova, – chiamato da S.Bellino “cultura” e in seguito “Termini” – di cui il vescovo aveva la giurisdizione, il capitolo della cattedrale la decima e la “fratalea capellanorum” della città il quartese. Il 14 maggio 1182 questa investì “presbiterum Vitalem et presbiterum Aicardum de Sarmedeola” del quartese di Rubano e Bibano. Nella prima “cartula dathie” dell’episcopato padovano del 1221 l’”ecclesia di Sermedola… capella que pertinet ed archipresbiteratum” (di Padova), paga di dadia “sol. XXVI pro CCC et L lib.”.

In una vendita fatta il 30 maggio 1297 all’arciprete di Monselice è testimone anche “presbiter Nascimbene de Sarmeola”, che ricompare nella decima papale di quello stesso anno appunto come rettore dell’”ecclesia S.Federici (sic) de Sermedaula”, coadiuvato dal chierico Nicolò. Ambedue pagarono 36 soldi in ognuna delle due rate, mentre l’estimo papale del secolo seguente valuta la chiesa 40 lire di piccoli e il chiericato 30. Questo chiericato era diventato beneficio semplice quando il 20 maggio 1572 il vescovo Ormaneto fu a Sarmeola in visita pastorale, la prima a questa parrocchia di cui ci resta memoria. Vi trovò fonte battesimale, cimitero e casa canonica. Evidentemente era parrocchia, anche se questo ricorre la prima volta nella visita seguente, il 25 ottobre 1587: “parrocchia ecclesia S.Fidenti de Sermeola”. Il visitatore impose che il beneficiario del chiericato almeno mantenesse un chierico “qui in habitu et cum cotta inserviat parocho in Missis et aliis muneribus parochialibus”. Quel chiericato in seguito fu unito al beneficio parrocchiale, come ci fa sapere lo “Stato della diocesi di Padova” nel 1698 del notaio curiale G.Bertazzi.

La vecchia canonica e la vecchia chiesa poco prima del loro abbattimento, riprese dalla nuova chiesa in costruzione

La vecchia canonica e la vecchia chiesa poco prima del loro abbattimento, riprese dalla nuova chiesa in costruzione

La vecchia chiesa. La chiesa visitata dall’Ormaneto, anche se nella visita del 5 giugno 1655 gli altari non son più due ma tre e il battistero è “in cappellula a parte sinistra in ingressu ecclesiae”, restò sostanzialmente la stessa fino alla visita del card. Rezzonico, il 1° ottobre 1746. Questi trovò che la chiesa “cum parochianorum numero nimis angusta esset, tum altitudine tum longitudine donata nuper auctaque fuit sed quod praecipuum est et caput desideratur nempe capella SS.Sacramenti… ea de novo forma construi quae toti ecclesiae respondeat”.

All’inizio degli anni ’60, per il continuo aumento della popolazione s’impose la sistemazione del vecchio complesso, chiesa e parrocchia, perché oramai insufficienti. Il 3 giugno 1960 una commissione costituitasi a studiare la soluzione del problema propose di utilizzare il terreno del beneficio ecclesiastico progettando lo spostamento della chiesa di un centinaio di metri dalla provinciale Padova-Vicenza. Il successivo 30 agosto la proposta fu accettata dall’autorità ecclesiastica e fu necessario una permuta di terreno per permettere il nuovo insediamento (1961). Nella visita pastorale del 27 maggio 1962 il vescovo esortò la popolazione a favorirne la realizzazione; seguì l’incarico ai progettisti nel 1962 e le prime opere di innalzamento del terreno nel 1963. Il progetto fu approvato dalla curia nel 1965 e nel 1966 iniziarono i lavori di costruzione; la benedizione e la posa della prima pietra avvenne il 9 aprile 1967. Dopo poco più di due anni, la chiesa fu completata e fu celebrata la prima messa; l’inaugurazione ufficiale della chiesa avvenne il 20 settembre 1969 mentre il completamento dei lavori del centro parrocchiale e della canonica avvenne nel 1971.

La vecchia casa canonica e la vecchia chiesa furono demolite nell’autunno del ’71. Le campane dal vecchio campanile furono calate nel ‘73 e il campanile, ormai rimasto testimone solitario di un’altra epoca, cedette alle ruspe il 7 dicembre dello stesso anno.

La nuova chiesa si arricchì delle pregevoli porte in bronzo di Sergio Rodella nel ’94, inaugurate con una cantata composta per l’occasione dal Maestro Giorgio Pressato. Nel ’95 furono inaugurate anche le tavole di Orlando Tisato, iniziate nel ’92. Ad esse si aggiunsero , nel 2004, le pitture di Giustina De Toni e le vetrate artistiche della ditta Arte Poli.

Un fatto storico interessò la parrocchia nel 1982: papa Giovanni Paolo II iniziò la sua visita a Padova proprio dall’Opera della Provvidenza di Sarmeola, accolto dal parroco Don Luigi Miotto e dal sindaco di Rubano Leonildo Bettio, dal direttore dell’OPSA Mons. Francesco Frasson.

12.Sett.1982. Don Luigi Miotto accoglie all'OPSA Giovanni Paolo II

12.Sett.1982. Don Luigi Miotto accoglie all’OPSA Giovanni Paolo II

Gli spazi offerti dal nuovo centro parrocchiale permisero l’affermarsi, dagli anni ’70, di varie iniziative che coinvolsero numerosi gruppi in attività formative, sportive, religiose, culturali, oltre naturalmente ai numerosi gruppi tradizionali di catechesi e di azione cattolica. In particolare sorse anche un gruppo scout che ebbe, e ha tuttora, un notevole ruolo nella formazione di moltissimi ragazzi e giovani.

Da rilevare la nascita, nel 1970, dell’Unione Sportiva Sarmeola che da allora avvicinò all’attività motoria e sportiva, con intenti formativi, generazioni di ragazzi e adulti. Nel 2011 la dotazione di impianti sportivi ebbe un radicale aumento con l’inaugurazione delle moderne strutture esterne.

Altri gruppi di rilevante impatto sociale sorti attorno alla parrocchia sono quelli che si occupano della solidarietà per chi è nel bisogno. A questo scopo per anni venne organizzata anche la “marcia della solidarietà”. Ora il gruppo si è adattato alle nuove esigenze dando vita all’ “armadio della carità”.

Ancora, non si può non ricordare il grandissimo sforzo organizzativo che viene profuso nella sagra annuale, che ogni anno riesce a coinvolgere nell’organizzazionecirca 200 persone.

Fin dal ’76 le decisioni più importanti vengono discusse e prese nell’ambito del Consiglio pastorale, periodicamente rieletto, presieduto e costituito da laici impegnati in parrocchia.

Gli ultimi parroci.

Don Luigi Miotto resse la parrocchia dal 1959 al 1984. Di famiglia contadina, aveva una personalità forte e determinata. Tradizionalista di formazione, era però attento all’evoluzione sociale ed economica del paese al cui sviluppo assistette anche col consiglio e la partecipazione attiva. Molto attento al mondo del lavoro, soprattutto all’inizio del ministero organizzava visite e messe nelle fabbriche per dimostrare una vicinanza concreta ai lavoratori e ai loro problemi. Con Don Miotto cominciarono a giungere anche a Sarmeola i coadiutori, dapprima solo festivi, poi permanenti. Alle tradizionali attività formative, si aggiunsero in quegli anni anche iniziative missionarie e sportive, presero vita gruppi giovanili, una biblioteca parrocchiale, un cinema, un barlume di patronato (anticipato dall’apertura del “bar Primavera”). Il suo spirito di iniziativa e il forte carattere furono determinanti nella lunga e difficile vicenda che portò alla costruzione della nuova chiesa e del relativo centro parrocchiale. Incisive le sue omelie, dai concetti spesso sintetizzati in frasi asciutte e di una sincerità a volte brutale.

Appassionato di Dante, collezionò opere importanti sul sommo poeta che poi donò alla biblioteca comunale di Rubano. Collezionò pure minipresepi e francobolli sul tema della Natività. Formò negli anni una corposa biblioteca di storia e cultura locale che donò alla biblioteca di Piove di Sacco, suo Comune di origine. Considerava Pinocchio un gran libro non solo dal punto di vista letterario, ma anche per gli insegnamenti di vita ivi contenuti. Le nuove porte in bronzo della chiesa furono un suo dono personale.

Morì a Piovega nel 2011

Don Giancarlo Broetto con Bruno Campanaro (Barbiero)

Don Giancarlo Broetto con Bruno Campanaro (Barbiero)

Don Giancarlo Broetto. Originario di Montemerlo, già parroco di Fossò dal ’76, fece il suo ingresso a Sarmeola il 9 dicembre ‘84 e vi rimase fino alla morte avvenuta il 13 ottobre ‘98. Uomo di intensa spiritualità, rimane nella memoria per la sua grande fede, per le omelie ispirate, per lo sforzo di trasformare Sarmeola in una vera comunità cristiana solidale. Era particolarmente attento alla formazione dei giovani e delle giovani famiglie. Uomo di dialogo, promosse positive e costruttive relazioni con gli altri parroci del vicariato, con l’amministrazione comunale, con la diocesi, con personalità religiose di altri paesi. Amante del canto e dell’arte, si adoperò perché la chiesa fosse abbellita da opere pittoriche e fossero composte opere musicali quali documenti di fede della nostra epoca. Molto devoto a Maria, si fece promotore della realizzazione di vari capitelli a lei dedicati nei vari quartieri. Ne aveva in mente uno di interreligioso, che accogliesse attorno a Maria anche ebrei e mussulmani. Colpito da male inguaribile, accettò con fede e nella preghiera continua la sua sorte, ringraziando sempre tutti e Dio per i doni avuti.

Don Luigi Codemo. Il nuovo parroco fece il suo ingresso a Sarmeola il 2 maggio 1999. Di origini montanare, di carattere apparentemente schivo perché di poche parole, era invece amabile e comprensivo e dimostrava nei fatti una grandissima disponibilità verso tutti.

Don Luigi Codemo con padre Teshome durante il gemellaggio con la parrocchia Etiope di S.Marco in Nadene

Don Luigi Codemo con padre Teshome durante il gemellaggio con la parrocchia Etiope di S.Marco in Nadene

Don Luigi Codemo con padre Teshome durante il gemellaggio con la parrocchia Etiope di S.Marco in Nadene

Intensa e vissuta coerentemente la sua spiritualità che si manifestava soprattutto in omelie che traducevano nella realtà quotidiana il messaggio evangelico, anche se per questo doveva scontrarsi con acquisite e indiscusse abitudini non in linea con quel messaggio. Quanto ai problemi strutturali della parrocchia, soprassedette all’idea di un campanile, ritenendo più utile investire le ingenti risorse necessarie in impianti di socializzazione e formazione, linea condivisa peraltro dal Consiglio pastorale.

Promotore convinto dell’unità tra confratelli, si adoperò per organizzare assieme alle altre tre parrocchie del Comune l’importante e nuovo evento di “Popolo in missione” che coinvolse moltissime persone in una miriade di iniziative particolari e in grandi manifestazioni unitarie. Lasciarono un segno anche gli approfondimenti sui comandamenti o su altri temi indirizzati soprattutto agli adulti. Lasciò la parrocchia, diretto a Zanè (VI), nel settembre del 2011.

Don Paolo De Zuani

Don Paolo De Zuani

Don Paolo De Zuani. Proveniente da Valstagna, Don Paolo fa il suo ingresso a Sarmeola nel settembre 2011. Ha preso in mano le redini della grande comunità con amabilità e determinazione insieme, portando avanti le iniziative in essere e progettandone di nuove. In lui la spiritualità si coniuga con l’aderenza ai problemi concreti della gente o dell’interlocutore, che accoglie con attenzione e che mette a proprio agio anche con la battuta simpatica. Le sue omelie si distinguono per il loro alto valore esegetico.

Fonte: pubblicazione della Diocesi di Padova. Con la collaborazione di Beniamino Bettio

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