“I miei occhi hanno visto” (Lc 2,30)

Quanto faticoso è sentirsi veramente soddisfatti in questo nostro tempo, spinti sempre più verso la competitività, l’efficienza e il mai sazio aggiornamento tecnologico? Quante volte ci capita di sentirci frustrati, scoraggiati, inutilmente spremuti se non raggiungiamo l’obiettivo cui ambivamo, il riconoscimento che speravamo, il superamento dei problemi che agitano la nostra vita dentro e fuori le mura domestiche? Quante volte ci fermiamo ancor prima di partire, perché la strada ci sembra troppo erta? Sembra di sentir riecheggiare il lamento di Abramo: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli…” Com’è rasserenante sentire dal Vangelo di oggi che la famiglia è cantiere di santità non perché ha compreso in un baleno il sogno di pienezza di Dio e di conseguenza viene esentata dalle tribolazioni quotidiane, ma perché, pur immersa in queste tribolazioni, affronta il duplice movimento dell’uscire verso il tempio e rientrare nell’intimità di casa: in questo uscire e rientrare, avviene l’incontro con persone “mosse dallo Spirito” e per questo capaci di parole rigeneranti. Ed ecco Maria e Giuseppe che, mentre ancora cercano di rimettere insieme i pezzi di un progetto di vita rivoltato come un calzino, non cedono all’impazienza, ma continuano a fidarsi di un Dio che dispiega il suo progetto d’Amore su una scala di tempi che non è la nostra: compiono i riti prescritti dalla Legge e tornano a casa carichi di ulteriore stupore, per l’incontro con Simeone e Anna. Forse le parole dei due anziani hanno fatto breccia nel cuore della giovane coppia (e possono farlo nel nostro) perché sono quelle di persone che hanno intuito come la vita non sia realizzazione di un risultato (magari meglio se previsto e pianificato efficientemente) ma attesa di un compimento, del quale è sufficiente vedere un germoglio per sentirsi gioiosamente sopraffatti da un disegno di salvezza che supera ogni umana capacità di calcolo. Se ci liberiamo dalla pretesa di dosare il nostro donarci nella vita in funzione dell’esito tangibile che ci aspettiamo di cogliere, allora impareremo a gustare la soddisfazione della vera fecondità, quella che si compie “nel tempo che Dio ha fissato”. Chiara e Federico

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“Le parole che ti cambiano la vita” (Lc 1,26-38)

Qualche giorno fa una delle persone più importanti del mondo ha annunciato di riconoscere Gerusalemme come Capitale d’Israele, generando conflitti e tensioni in tutto il mondo. Più di duemila anni fa, negli stessi luoghi, il Signore annunciava il suo disegno, che avrebbe rivoluzionato il mondo a venire: “la tua casa ed il tuo regno saranno saldi per sempre” (Samuele), “un regno che non avrà mai fine” (vangelo di Luca). Quante volte un annuncio ha trasformato la nostra vita: la notizia di un figlio in arrivo, di una assunzione o promozione nel lavoro, ma anche il responso di un medico o sapere che una relazione è finita. Ma quanti altri annunci noi ignoriamo o non vogliamo sentire, presi nella nostra quotidianità? Forse perché non siamo pronti o non riusciamo ad affidarci come Maria alla potenza dell’Altissimo … In questo giorno vorremmo provare a fare un po’ spazio e silenzio attorno a questo annuncio, permettendogli di depositarsi e sedimentare in noi, con la speranza che le risonanze ci indichino la strada che Dio ha pensato per noi. E proviamo a rispondere come ha fatto Maria: “Eccomi, Signore!” Elena e Lorenzo

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“Io sono voce di uno che grida” (Gv 1,23)

Leggendo il Vangelo di questa domenica la prima parola che mi colpisce è la parola Luce. Ma io, Signore, cerco la tua Luce? Spesso ti cerco nel bisogno, invoco il tuo Spirito, la tua Luce, quando sono stanco e arranco; quando so che mi aspettano giornate in cui dovrò relazionarmi con persone che io considero “difficili” (per es. colleghi di lavoro). Mi capita di cercare la tua Luce quando talvolta mi sento inutile, poco realizzato. Mi chiedo: ho il desiderio Signore di vivere la mia vita, almeno un po’, sotto la tua Luce?, o il mio interesse è tiepido? Penso che se lasciassi più spazio nella mia vita alla preghiera, anche il mio interesse verso di Te sarebbe più vivo. Un’altra parola che mi ha colpito è la parola Testimonianza. Giovanni da testimonianza alla Luce vivendo nel deserto. Io mi immagino un personaggio di una personalità forte e impetuosa, che avvertiva un forte bisogno di annunciare alle persone che incontrava, l’amore di Dio per l’umanità (voce di uno che grida nel deserto). Personalmente mi viene da pensare se mi sono mai preoccupato di testimoniare la mia fede/poca fede. Certo se vivessi la mia vita con un po’ più di gioia, con uno spirito più “leggero” (alimentato da un po’ di preghiera), potrei essere testimone della tua Luce senza accorgermi di esserlo. Un parrocchiano

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“Voce che grida: preparate la via” (Mc 1,3)

In questo brano del vangelo ci colpisce un’esortazione carica di significati: “voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Fermiamoci un attimo e facciamo deserto dentro di noi. Cogliamo l’opportunità del tempo di Avvento per scendere nel profondo di noi stessi, sgombrando tutto il superfluo che affolla le nostre menti, alla ricerca di ciò che vale veramente; per distogliere lo sguardo dai nostri progetti e concentrarsi sui progetti di Dio; per spogliarsi dalle ambiguità e dalle ipocrisie. Viviamo questo tempo di attesa per svegliare le nostre coscienze dal torpore del benessere, metterci davanti alle vie del Signore e raddrizzare i sentieri che noi abbiamo deviato, manipolato, adattato alle nostre esigenze personali. Non lasciamoci rapire dal bagliore delle luci, dalla confusione, dall’affanno delle tante cose da fare, ma lasciamoci invece affascinare dalla meraviglia di un Dio che si fa uomo e scende tra noi. Indossiamo i poveri panni di Giovanni Battista per recuperare quella sobrietà che ci porta al cambiamento, a lasciare il vecchio per il nuovo, a quella radicale trasformazione che si chiama conversione. Un famoso poeta dell’800 sosteneva che la felicità sta nell’attesa. Gioiamo dunque di questo tempo di attesa del Natale, ma non fermiamoci qui… Prepariamo la via verso la gioia piena, verso una bellezza e una felicità ancora più grande: l’incontro con Gesù bambino! Manuela e Francesco

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“VEGLIATE! FATE ATTENZIONE!” (Mc 13,33)

In questo brano di Marco sentiamo che Gesù vuole indirizzare il nostro sguardo e il nostro cuore al futuro, ci sprona a prendere in mano la nostra vita. Ci accorgiamo che a volte siamo come assopiti, rischiamo di vivere la nostra quotidianità come se avessimo un velo davanti agli occhi, condizionati da ciò che ci sembra importante, necessario, e perdendo di vista la realtà essenziale. Allora questo “Vegliate!” risuona in noi come un richiamo che ci invita a ripartire dall’amore, dal prenderci cura anche solo della natura che ci circonda rispettandola e non solo sfruttandola, prenderci cura del nostro prossimo accogliendo e ascoltando senza giudizio. Certo il colpo di sonno è sempre in agguato e allora la sosta migliore può essere proprio aprire il Vangelo. Stefania e Paolo

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“… RICEVETE IN EREDITA’” (Mt 25,34)

“Venite, ricevete in eredità il regno preparato per voi”. Ci chiediamo: cosa dobbiamo fare per diventare eredi? Il Signore ce lo indica chiaramente: non si tratta di qualcosa di astratto e lontano, distante dalla nostra quotidianità, ma di azioni concrete e possibili. Sederci a Messa accanto ad uno sconosciuto e salutarlo con un sorriso; metterci a servizio della Comunità cercando il dialogo e l’incontro; essere testimoni credibili, con i piccoli e con i grandi, nelle scelte di tutti i giorni, al lavoro come in famiglia. Allora avremo sfamato, dissetato, vestito e visitato. In una parola, amato. Linda e Alberto

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“… E CONSEGNÒ LORO I SUOI BENI” (Mt 25,14)

Siamo una famiglia fortunata. Ogni giorno ci rendiamo conto che abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere bene. Cosa ci manca? Mettere in gioco i nostri talenti e farli fruttare. Come? Cercando di essere dei buoni cristiani, di vivere onestamente, di agire con giustizia, di fare carità. Ma sono tanti i momenti bui, tanti i momenti in cui quel denaro ricevuto gratis lo si sotterra volentieri, lo si nasconde, si vorrebbe restituirlo. Solo affidandoci al Signore dei doni non rischiamo di essere chiamati “servo malvagio e pigro”. Il Signore ci vuole responsabili dei doni che ci dà dimostrandoci di avere fiducia in noi. A volte basta poco, un saluto, un sorriso, un piccolo aiuto e ti senti servo buono e fedele e puoi prendere parte alla gioia del tuo padrone. Una famiglia

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SENZA OLIO (Mt 25,1-13)

Si potrebbe dire: “No olio? No party!” Eh sì, una festa senza luce, non è più festa. Avere olio sufficiente per tenere sempre le lampade accese è, secondo Gesù, questione di saggezza. Essere una persona luminosa è una qualità importante per essere, fin da ora, nella gioia della Festa. Gesù sottolinea che la saggezza con cui si compiono le scelte e si costruisce la propria vita diventa elemento di salvezza. La saggezza è una qualità straordinaria che si costruisce con pazienza e tempo, è il frutto di una ricerca continua fatta di formazione, di spiritualità e di confronto con la Parola. La nostra vita può contenere anche degli errori e delle cadute che, se vissuti con umiltà e un po’ di sana autocritica, possono essere utili per imparare a capire, a discernere e a diventare migliori. Essere persone sagge è un obiettivo che ci poniamo come singoli, come coppia, come genitori, come cittadini e come cristiani all’interno della nostra comunità. Per noi significa compiere scelte lungimiranti, agire con giustizia, essere leali e sinceri, andare oltre le apparenze, eliminare i giudizi, rifiutare i pettegolezzi, mettersi a servizio senza protagonismo, avere fiducia nelle persone e nel futuro, dare una mano a chi è in difficoltà, gioire del bene che ci circonda, rispettare l’ambiente in cui viviamo e avere il desiderio di lasciare qualcosa di positivo nell’incontro con gli altri, in famiglia, nel lavoro. E le vergini stolte chi sono? Forse siamo ancora noi quando viviamo la nostra vita con superficialità ed approssimazione, pensando di essere sufficienti a noi stessi, senza porci problemi di senso e di prospettiva nella vita. Ci sentiamo spesso tentati da vari messaggi: non ti preoccupare, non ci pensare, non badare ai problemi degli altri, pensa prima a te stesso. Ma siamo certi che così facendo non potremo essere donne e uomini di speranza. Cercare di essere saggi è per noi un modo per essere felici, ora, e per portare luce in noi stessi e alle persone che incontriamo. Una coppia

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Uno solo è la nostra guida (Mt 23,1-12)

E’ proprio vero: ancora oggi, nella nostra società, regna sovrana l’ipocrisia di chi parla, ma non fa. Anche noi a volte, come coppia e famiglia, non sempre siamo coerenti … Ma ci è chiaro che, con la preghiera e tanta umiltà, l’aver scelto LUI, l’unica guida, il CRISTO, sia la strada che porta alla gioia VERA. Paola e Roberto

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