La bici del parroco

“Prima o poi sparirà”, – aveva sentenziato un saggio parrocchiano, qualche tempo fa. Parlava di una rossa diciassettenne ed emancipata, tuttavia non si riferiva a un’adolescente irrequieta e desiderosa di scoprire il mondo, ma più semplicemente della bicicletta del parroco che, standosene parcheggiata sotto il portico, prima o poi avrebbe preso altre strade, è proprio il caso di dirlo, tutt’altro che “canoniche”.
Mi era stata regalata nel 1999 come “buona uscita” del settennale servizio in parrocchia. Dovendo passare dalla campagna alla città, mi fu spiegato, dovevo attrezzarmi di una “city bike”. E così cominciò il nostro rapporto, non facile all’inizio, come avviene sempre tra sconosciuti. Ma con il tempo e la frequentazione, oltre al fatto che uno era utile all’altro, il nostro divenne un rapporto stretto e quasi intimo. Talvolta qualcuno la usava, ma si rendeva conto presto che la “rossa” non gli dava più di tanto confidenza.
Mi seguì, dopo un anno vissuto in città, fino in Valbrenta, tra l’altopiano di Asiago e il massiccio del Grappa. Si capì subito che non era abituata ai dislivelli, ma si adattò benissimo. L’aria fresca e il paesaggio riposante l’aiutarono a vincere presto la nostalgia della pianura.
Si abituò così a vivere libera, senza catene, tranquilla e protetta dal fatto che era, comunque, la bici del parroco. E non la spaventò affatto qualche ruzzolone pericoloso che avrebbe potuto fermarla per sempre. Il paesaggio, sempre bello e nuovo; la gente, all’inizio chiusa, ma sempre accogliente; i ritmi faticosi ma non massacranti, “a misura di bici”, insomma; la premura di qualcuno nel mantenerla sempre efficiente …. Tutto questo l’aveva resa una bici felice, tanto che neppure si ricordava più di essere nata city bike.
Un giorno, però, venne caricata in un furgone e lasciata alla periferia di quella città che aveva conosciuto anni prima. All’inizio ne fu quasi felice: avrebbe rivisto posti conosciuti, sarebbe stata considerata una “signora” bici. Tante opportunità, emancipazione assicurata, prestigio e chissà quante cose nuove.
E così fu, in realtà. Ben presto conobbe tanta gente, impegni sempre più esigenti e stimolanti, insomma una vita più frenetica e moderna. Ogni tanto si fermava con nostalgia a ripensare ai ritmi tranquilli e appaganti della Valle, ma l’ennesima chiamata subito la risvegliava a rimettersi subito in strada.
Ma non aveva fatto i conti con i pericoli della città e della vita moderna.
Da qualche giorno si aggirava gente strana, dentro e fuori gli ambienti parrocchiali. E così la “profezia” del previdente collaboratore inesorabilmente si avverò: la BICI DEL PARROCO SE NE ANDO’.
Volontariamente o per costrizione, non è dato di sapere. Ormai sono passati diversi giorni da quando della rossa a due ruote non si hanno più notizie.
Temo che non sia stata una disperata voglia di evasione in cerca del fascino dell’ignoto. Semplicemente si tratta delle abili mani dei “soliti ignoti”.
Alla cara amica di tante avventure non mi resta che augurare buone nuove corse e a me il doloroso compito di rompere il salvadanaio per cercarmi una nuova compagna di strada.
don paolo

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