La Parola fatta in casa

Non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18, 33)

Quanto è difficile sopportare quel collega così indisponente e sicuro di sé!

Ieri sera ci siamo ritrovati in compagnia e quel nostro amico ha ricordato, ancora una volta, quella figuraccia che abbiamo fatto un anno fa. Era proprio necessario?

Certi torti che ci sembra di subire, anche se sono insignificanti, ci fanno indispettire, ci tolgono il buonumore.

Perché ci arrabbiamo e non riusciamo a sopportare i torti subiti? Perché è così difficile perdonare?

Leggendo il Vangelo di questa domenica abbiamo provato ad individuare il personaggio nel quale ci identifichiamo.

In certi momenti veniamo trattati come il compagno che il servo strapazza senza pietà. Infatti, quando facciamo qualche errore veniamo trattati con cattiveria e dobbiamo pagare senza sconti.

Di sicuro non pensiamo, neppure lontanamente, di somigliare al servo a cui il padrone condona il debito. Ad essere sinceri, come il servo del Vangelo noi facciamo fatica a renderci conto di tutta la compassione che Dio ha per noi, nonostante tutte le nostre miserie e le nostre infedeltà.

Noi siamo convinti che tutto quello che abbiamo ricevuto non sia un dono ma merito nostro. Quindi, quando riteniamo di avere ragione, pretendiamo “giustizia” , non rientra nella nostra logica avere pietà del compagno.

Per imparare a perdonare dobbiamo prima far crescere in noi la riconoscenza che ci fa dire un grazie così grande da scavalcare ogni torto subito.

Francesco e Maria

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