“Le parole che ti cambiano la vita” (Lc 1,26-38)

Qualche giorno fa una delle persone più importanti del mondo ha annunciato di riconoscere Gerusalemme come Capitale d’Israele, generando conflitti e tensioni in tutto il mondo. Più di duemila anni fa, negli stessi luoghi, il Signore annunciava il suo disegno, che avrebbe rivoluzionato il mondo a venire: “la tua casa ed il tuo regno saranno saldi per sempre” (Samuele), “un regno che non avrà mai fine” (vangelo di Luca). Quante volte un annuncio ha trasformato la nostra vita: la notizia di un figlio in arrivo, di una assunzione o promozione nel lavoro, ma anche il responso di un medico o sapere che una relazione è finita. Ma quanti altri annunci noi ignoriamo o non vogliamo sentire, presi nella nostra quotidianità? Forse perché non siamo pronti o non riusciamo ad affidarci come Maria alla potenza dell’Altissimo … In questo giorno vorremmo provare a fare un po’ spazio e silenzio attorno a questo annuncio, permettendogli di depositarsi e sedimentare in noi, con la speranza che le risonanze ci indichino la strada che Dio ha pensato per noi. E proviamo a rispondere come ha fatto Maria: “Eccomi, Signore!” Elena e Lorenzo

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“Io sono voce di uno che grida” (Gv 1,23)

Leggendo il Vangelo di questa domenica la prima parola che mi colpisce è la parola Luce. Ma io, Signore, cerco la tua Luce? Spesso ti cerco nel bisogno, invoco il tuo Spirito, la tua Luce, quando sono stanco e arranco; quando so che mi aspettano giornate in cui dovrò relazionarmi con persone che io considero “difficili” (per es. colleghi di lavoro). Mi capita di cercare la tua Luce quando talvolta mi sento inutile, poco realizzato. Mi chiedo: ho il desiderio Signore di vivere la mia vita, almeno un po’, sotto la tua Luce?, o il mio interesse è tiepido? Penso che se lasciassi più spazio nella mia vita alla preghiera, anche il mio interesse verso di Te sarebbe più vivo. Un’altra parola che mi ha colpito è la parola Testimonianza. Giovanni da testimonianza alla Luce vivendo nel deserto. Io mi immagino un personaggio di una personalità forte e impetuosa, che avvertiva un forte bisogno di annunciare alle persone che incontrava, l’amore di Dio per l’umanità (voce di uno che grida nel deserto). Personalmente mi viene da pensare se mi sono mai preoccupato di testimoniare la mia fede/poca fede. Certo se vivessi la mia vita con un po’ più di gioia, con uno spirito più “leggero” (alimentato da un po’ di preghiera), potrei essere testimone della tua Luce senza accorgermi di esserlo. Un parrocchiano

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“Voce che grida: preparate la via” (Mc 1,3)

In questo brano del vangelo ci colpisce un’esortazione carica di significati: “voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Fermiamoci un attimo e facciamo deserto dentro di noi. Cogliamo l’opportunità del tempo di Avvento per scendere nel profondo di noi stessi, sgombrando tutto il superfluo che affolla le nostre menti, alla ricerca di ciò che vale veramente; per distogliere lo sguardo dai nostri progetti e concentrarsi sui progetti di Dio; per spogliarsi dalle ambiguità e dalle ipocrisie. Viviamo questo tempo di attesa per svegliare le nostre coscienze dal torpore del benessere, metterci davanti alle vie del Signore e raddrizzare i sentieri che noi abbiamo deviato, manipolato, adattato alle nostre esigenze personali. Non lasciamoci rapire dal bagliore delle luci, dalla confusione, dall’affanno delle tante cose da fare, ma lasciamoci invece affascinare dalla meraviglia di un Dio che si fa uomo e scende tra noi. Indossiamo i poveri panni di Giovanni Battista per recuperare quella sobrietà che ci porta al cambiamento, a lasciare il vecchio per il nuovo, a quella radicale trasformazione che si chiama conversione. Un famoso poeta dell’800 sosteneva che la felicità sta nell’attesa. Gioiamo dunque di questo tempo di attesa del Natale, ma non fermiamoci qui… Prepariamo la via verso la gioia piena, verso una bellezza e una felicità ancora più grande: l’incontro con Gesù bambino! Manuela e Francesco

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“VEGLIATE! FATE ATTENZIONE!” (Mc 13,33)

In questo brano di Marco sentiamo che Gesù vuole indirizzare il nostro sguardo e il nostro cuore al futuro, ci sprona a prendere in mano la nostra vita. Ci accorgiamo che a volte siamo come assopiti, rischiamo di vivere la nostra quotidianità come se avessimo un velo davanti agli occhi, condizionati da ciò che ci sembra importante, necessario, e perdendo di vista la realtà essenziale. Allora questo “Vegliate!” risuona in noi come un richiamo che ci invita a ripartire dall’amore, dal prenderci cura anche solo della natura che ci circonda rispettandola e non solo sfruttandola, prenderci cura del nostro prossimo accogliendo e ascoltando senza giudizio. Certo il colpo di sonno è sempre in agguato e allora la sosta migliore può essere proprio aprire il Vangelo. Stefania e Paolo

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“… RICEVETE IN EREDITA’” (Mt 25,34)

“Venite, ricevete in eredità il regno preparato per voi”. Ci chiediamo: cosa dobbiamo fare per diventare eredi? Il Signore ce lo indica chiaramente: non si tratta di qualcosa di astratto e lontano, distante dalla nostra quotidianità, ma di azioni concrete e possibili. Sederci a Messa accanto ad uno sconosciuto e salutarlo con un sorriso; metterci a servizio della Comunità cercando il dialogo e l’incontro; essere testimoni credibili, con i piccoli e con i grandi, nelle scelte di tutti i giorni, al lavoro come in famiglia. Allora avremo sfamato, dissetato, vestito e visitato. In una parola, amato. Linda e Alberto

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“… E CONSEGNÒ LORO I SUOI BENI” (Mt 25,14)

Siamo una famiglia fortunata. Ogni giorno ci rendiamo conto che abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere bene. Cosa ci manca? Mettere in gioco i nostri talenti e farli fruttare. Come? Cercando di essere dei buoni cristiani, di vivere onestamente, di agire con giustizia, di fare carità. Ma sono tanti i momenti bui, tanti i momenti in cui quel denaro ricevuto gratis lo si sotterra volentieri, lo si nasconde, si vorrebbe restituirlo. Solo affidandoci al Signore dei doni non rischiamo di essere chiamati “servo malvagio e pigro”. Il Signore ci vuole responsabili dei doni che ci dà dimostrandoci di avere fiducia in noi. A volte basta poco, un saluto, un sorriso, un piccolo aiuto e ti senti servo buono e fedele e puoi prendere parte alla gioia del tuo padrone. Una famiglia

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SENZA OLIO (Mt 25,1-13)

Si potrebbe dire: “No olio? No party!” Eh sì, una festa senza luce, non è più festa. Avere olio sufficiente per tenere sempre le lampade accese è, secondo Gesù, questione di saggezza. Essere una persona luminosa è una qualità importante per essere, fin da ora, nella gioia della Festa. Gesù sottolinea che la saggezza con cui si compiono le scelte e si costruisce la propria vita diventa elemento di salvezza. La saggezza è una qualità straordinaria che si costruisce con pazienza e tempo, è il frutto di una ricerca continua fatta di formazione, di spiritualità e di confronto con la Parola. La nostra vita può contenere anche degli errori e delle cadute che, se vissuti con umiltà e un po’ di sana autocritica, possono essere utili per imparare a capire, a discernere e a diventare migliori. Essere persone sagge è un obiettivo che ci poniamo come singoli, come coppia, come genitori, come cittadini e come cristiani all’interno della nostra comunità. Per noi significa compiere scelte lungimiranti, agire con giustizia, essere leali e sinceri, andare oltre le apparenze, eliminare i giudizi, rifiutare i pettegolezzi, mettersi a servizio senza protagonismo, avere fiducia nelle persone e nel futuro, dare una mano a chi è in difficoltà, gioire del bene che ci circonda, rispettare l’ambiente in cui viviamo e avere il desiderio di lasciare qualcosa di positivo nell’incontro con gli altri, in famiglia, nel lavoro. E le vergini stolte chi sono? Forse siamo ancora noi quando viviamo la nostra vita con superficialità ed approssimazione, pensando di essere sufficienti a noi stessi, senza porci problemi di senso e di prospettiva nella vita. Ci sentiamo spesso tentati da vari messaggi: non ti preoccupare, non ci pensare, non badare ai problemi degli altri, pensa prima a te stesso. Ma siamo certi che così facendo non potremo essere donne e uomini di speranza. Cercare di essere saggi è per noi un modo per essere felici, ora, e per portare luce in noi stessi e alle persone che incontriamo. Una coppia

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La Parola fatta in casa

Non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18, 33) Quanto è difficile sopportare quel collega così indisponente e sicuro di sé! Ieri sera ci siamo ritrovati in compagnia e quel nostro amico ha ricordato, ancora una volta, quella figuraccia che abbiamo fatto un anno fa. Era proprio necessario? Certi torti che ci sembra di subire, anche se sono insignificanti, ci fanno indispettire, ci tolgono il buonumore. Perché ci arrabbiamo e non riusciamo a sopportare i torti subiti? Perché è così difficile perdonare? Leggendo il Vangelo di questa domenica abbiamo provato ad individuare il personaggio nel quale ci identifichiamo. In certi momenti veniamo trattati come il compagno che il servo strapazza senza pietà. Infatti, quando facciamo qualche errore veniamo trattati con cattiveria e dobbiamo pagare senza sconti. Di sicuro non pensiamo, neppure lontanamente, di somigliare al servo a cui il padrone condona il debito. Ad essere sinceri, come il servo del Vangelo noi facciamo fatica a renderci conto di tutta la compassione che Dio ha per noi, nonostante tutte le nostre miserie e le nostre infedeltà. Noi siamo convinti che tutto quello che abbiamo ricevuto non sia un dono ma merito nostro. Quindi, quando riteniamo di avere ragione, pretendiamo “giustizia” , non rientra nella nostra logica avere pietà del compagno. Per imparare a perdonare dobbiamo prima far crescere in noi la riconoscenza che ci fa dire un grazie così grande da scavalcare ogni torto subito. Francesco e Maria

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La Parola fatta in casa

Se due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” Mt.18,20 Quando avevo dieci anni, vista la mia timidezza, la mamma pensò bene di farmi prendere lezioni di chitarra. E fu veramente un’ottima idea. Provando e riprovando imparai a strimpellare e questa abilità mi aiutò ad entrare in contatto con ciò che avevo nel cuore, pensieri ed emozioni che diversamente non osavano esprimersi. Ma c’era una cosa che proprio non riuscivo a fare: accordare la chitarra. Col tempo e l’utilizzo, le corde si allentano … non parliamo poi di quando se ne rompe una e bisogna cambiarla: ci vuole tempo prima che si adatti alla nuova tensione e ogni giorno bisogna tenderla di nuovo. Avevo imparato la tecnica di accordatura e cercavo di allenare l’orecchio per riconoscere i suoni e farli coincidere … ma il risultato non era mai all’altezza dell’impegno profuso e non appena mi veniva a tiro qualcuno più esperto lo pregavo di metterci mano per sistemarla. Un giorno feci una scoperta incredibile! Riuscivo a capire quando due corde emettevano la stessa nota, non tanto ascoltando il suono prodotto, ma piuttosto perché entravano in risonanza … in pratica se pizzicavo un RE e la corda vicina era tesa in modo da corrispondere ad un RE questa si metteva a vibrare senza averla toccata! Miracolo! “… se due di voi sulla terra si accorderanno per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.” Padre, com’è difficile per noi accordarci … anche solo in due! Tu ci hai fatti in modo da entrare in risonanza l’uno con l’altro, vibrare insieme, come le corde della chitarra. Ma noi, lontani da Te, abbiamo perso “l’orecchio” … spesso non riconosciamo le frequenze di Vita e finiamo per produrre rumori di guerra, di morte. E invece di propagare le prime diffondiamo i secondi … a cominciare proprio da chi ci è più vicino, da quelli che ci stanno più a cuore! Abbiamo bisogno di Te, abbiamo bisogno che sia la Tua amorevole mano esperta a tenderci. Abbiamo bisogno di imparare dalla docilità di tuo Figlio Gesù. Allora ciò che chiederemo non potrà che essere “in risonanza” con i Tuoi desideri. E Tu ce lo concederai. Orietta Mancini

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La Parola fatta in casa

“Chi vuol venire dietro a me, smetta di pensare a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” Mt.16,24 Alcuni giorni di vacanza, una passeggiata sulla sabbia, un incontro con una coppia di amici. Il racconto del loro dolore per la separazione del figlio dopo anni di matrimonio, una ferita aperta che coinvolge molte persone, che fa male … E il vangelo di questa prima domenica di settembre ci ritorna in mente. La vita che incontra la VITA. Da un po’ di giorni questa Parola risuonava dentro di noi e un incontro casuale la fa risuonare nel cuore e sulle labbra. Cosa vuol dire “ Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” ? Ci siamo raccontati cosa diceva a noi questa frase. Cosa significa prendere la croce: malattia , separazione, morte, dolore che pesa sulle spalle o nel cuore …. No!, Gesù non può volere questo, tutte queste cose le ha già vissute Lui per noi. Gesù ci dice di prendere sul serio la nostra vita, di rimanere fedeli agli impegni familiari, sociali, di viverla senza paura con le gioie e con i dolori che fanno parte della vita stessa. “Cammina seguendo le mie orme.” F & R

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