SENZA OLIO (Mt 25,1-13)

Si potrebbe dire: “No olio? No party!” Eh sì, una festa senza luce, non è più festa. Avere olio sufficiente per tenere sempre le lampade accese è, secondo Gesù, questione di saggezza. Essere una persona luminosa è una qualità importante per essere, fin da ora, nella gioia della Festa. Gesù sottolinea che la saggezza con cui si compiono le scelte e si costruisce la propria vita diventa elemento di salvezza. La saggezza è una qualità straordinaria che si costruisce con pazienza e tempo, è il frutto di una ricerca continua fatta di formazione, di spiritualità e di confronto con la Parola. La nostra vita può contenere anche degli errori e delle cadute che, se vissuti con umiltà e un po’ di sana autocritica, possono essere utili per imparare a capire, a discernere e a diventare migliori. Essere persone sagge è un obiettivo che ci poniamo come singoli, come coppia, come genitori, come cittadini e come cristiani all’interno della nostra comunità. Per noi significa compiere scelte lungimiranti, agire con giustizia, essere leali e sinceri, andare oltre le apparenze, eliminare i giudizi, rifiutare i pettegolezzi, mettersi a servizio senza protagonismo, avere fiducia nelle persone e nel futuro, dare una mano a chi è in difficoltà, gioire del bene che ci circonda, rispettare l’ambiente in cui viviamo e avere il desiderio di lasciare qualcosa di positivo nell’incontro con gli altri, in famiglia, nel lavoro. E le vergini stolte chi sono? Forse siamo ancora noi quando viviamo la nostra vita con superficialità ed approssimazione, pensando di essere sufficienti a noi stessi, senza porci problemi di senso e di prospettiva nella vita. Ci sentiamo spesso tentati da vari messaggi: non ti preoccupare, non ci pensare, non badare ai problemi degli altri, pensa prima a te stesso. Ma siamo certi che così facendo non potremo essere donne e uomini di speranza. Cercare di essere saggi è per noi un modo per essere felici, ora, e per portare luce in noi stessi e alle persone che incontriamo. Una coppia

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La Parola fatta in casa

Non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18, 33) Quanto è difficile sopportare quel collega così indisponente e sicuro di sé! Ieri sera ci siamo ritrovati in compagnia e quel nostro amico ha ricordato, ancora una volta, quella figuraccia che abbiamo fatto un anno fa. Era proprio necessario? Certi torti che ci sembra di subire, anche se sono insignificanti, ci fanno indispettire, ci tolgono il buonumore. Perché ci arrabbiamo e non riusciamo a sopportare i torti subiti? Perché è così difficile perdonare? Leggendo il Vangelo di questa domenica abbiamo provato ad individuare il personaggio nel quale ci identifichiamo. In certi momenti veniamo trattati come il compagno che il servo strapazza senza pietà. Infatti, quando facciamo qualche errore veniamo trattati con cattiveria e dobbiamo pagare senza sconti. Di sicuro non pensiamo, neppure lontanamente, di somigliare al servo a cui il padrone condona il debito. Ad essere sinceri, come il servo del Vangelo noi facciamo fatica a renderci conto di tutta la compassione che Dio ha per noi, nonostante tutte le nostre miserie e le nostre infedeltà. Noi siamo convinti che tutto quello che abbiamo ricevuto non sia un dono ma merito nostro. Quindi, quando riteniamo di avere ragione, pretendiamo “giustizia” , non rientra nella nostra logica avere pietà del compagno. Per imparare a perdonare dobbiamo prima far crescere in noi la riconoscenza che ci fa dire un grazie così grande da scavalcare ogni torto subito. Francesco e Maria

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La Parola fatta in casa

“Chi vuol venire dietro a me, smetta di pensare a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” Mt.16,24 Alcuni giorni di vacanza, una passeggiata sulla sabbia, un incontro con una coppia di amici. Il racconto del loro dolore per la separazione del figlio dopo anni di matrimonio, una ferita aperta che coinvolge molte persone, che fa male … E il vangelo di questa prima domenica di settembre ci ritorna in mente. La vita che incontra la VITA. Da un po’ di giorni questa Parola risuonava dentro di noi e un incontro casuale la fa risuonare nel cuore e sulle labbra. Cosa vuol dire “ Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” ? Ci siamo raccontati cosa diceva a noi questa frase. Cosa significa prendere la croce: malattia , separazione, morte, dolore che pesa sulle spalle o nel cuore …. No!, Gesù non può volere questo, tutte queste cose le ha già vissute Lui per noi. Gesù ci dice di prendere sul serio la nostra vita, di rimanere fedeli agli impegni familiari, sociali, di viverla senza paura con le gioie e con i dolori che fanno parte della vita stessa. “Cammina seguendo le mie orme.” F & R

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Uno solo è la nostra guida (Mt 23,1-12)

E’ proprio vero: ancora oggi, nella nostra società, regna sovrana l’ipocrisia di chi parla, ma non fa. Anche noi a volte, come coppia e famiglia, non sempre siamo coerenti … Ma ci è chiaro che, con la preghiera e tanta umiltà, l’aver scelto LUI, l’unica guida, il CRISTO, sia la strada che porta alla gioia VERA. Paola e Roberto

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Ciò che è di Dio (Mt 22,15-22)

Nella parola di questa domenica ci colpisce innanzitutto la prima lettura quando il Signore rassicura che ci rende pronti all’azione anche se non lo conosciamo. Quante volte siamo chiamati a prendere decisioni al lavoro, a rassicurare i figli, a venirci incontro come sposi … e Lui è già lì … pronto a darci la forza necessaria anzi a farsi riconoscere come ”il solo”. Quando ci fidiamo di Dio davvero nessun portone rimarrà chiuso! Di qui al Vangelo ci pare di cogliere un altro elemento di continuità e di attualità per la vita di ogni giorno. È come se la domanda dei farisei mettesse anche noi di fronte alla scelta tra le incombenze materiali importanti e necessarie, ma pur sempre piccole come monete, e l’affidarsi a Dio. Gesù ci insegna che questo è un falso problema: sempre più ci rende consapevoli che dobbiamo seguire ciò che è giusto e prescritto dalle regole della società civile, senza però farci prendere dall’ansia o dall’assolutizzazione. Ci insegna a valutare le cose umane nella giusta prospettiva, in cospetto alle ”cose di Dio”. Rallegriamoci allora, come San Paolo nella seconda lettura, perché sappiamo che innanzitutto siamo stati scelti da lui e con questa gioia interiore andiamo avanti. Domenico e Lucia

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La Parola fatta in casa

Gesù ribalta la nostra giustizia (Mt 20, 1-16) Per fortuna non è ancora stata inventata un’applicazione da scaricare sul telefonino per la lettura del pensiero! Se per assurdo si potesse fare, si troverebbero pensieri giudicanti, pensieri negativi e positivi, riguardanti persone, cose, situazioni. Quanto liberante è invece sapere che il pensiero di Dio non ha niente a che fare con il pensiero umano. Certo ci piacerebbe sapere cosa pensa di noi. Però potremmo chiederci: Ho risposto alla chiamata di prendermi cura della sua vigna in qualsiasi periodo della mia vita? Ho lavorato con gratuità o mi aspetto sempre e comunque una ricompensa? La Parola di questa domenica è davvero sconvolgente. Ci vengono alla memoria i giorni di settembre nei quali, da adolescenti, per racimolare qualche soldino, andavamo a vendemmiare e non vedevamo l’ora di essere chiamati dal padrone del campo per avere la nostra giusta ricompensa, in base alle ore lavorate. Oggi questo concetto che tutti definiamo “di giustizia” viene ribaltato. Nasce il sospetto che il padrone della vigna non assuma operai per le necessità della sua azienda, ma lo faccia perché nessuno ha pensato agli ultimi chiamati, non per il suo ma per il loro interesse ed i loro bisogni. Sembra la trasgressione delle regole dell’economia. Il padrone paga per primi gli ultimi arrivati, senza però venire meno a ciò che aveva pattuito con i primi. Quanto potrebbe aprirci il cuore pensare a un Dio che è bontà senza perché,che sa ancora saziarci di sorprese. Per noi la giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quella di Dio è dare a ciascuno il meglio. L’uomo ragiona per equivalenza, Dio per eccedenza e questo ci auguriamo possa essere sempre motivo di speranza che evidenzia ciò che più conta: l’amore. Filippo e Barbara

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La parola fatta in casa

Ecco ho preparato il mio pranzo… tutto è pronto (Mt 22,1-14) Quante volte ho detto questa frase aspettando gli ospiti invitatati per una occasione speciale o per un pranzo domenicale. In modo particolare quando sono i figli con le fidanzate a venire a pranzo! È particolarmente incisivo quel “ho preparato”. Nella nostra casa spesso prepariamo pranzi per amici o famigliari e allora siamo tutti mobilitati: io mi occupo del cibo, e il menù non è mai improvvisato ma pensato e studiato meticolosamente, tutte le pietanze vengono ben confezionate in modo che anche la vista possa godere della bellezza oltre che il palato della bontà del piatto; mio marito si occupa del vino e nostra figlia della tavola, che viene particolarmente curata, dalle posate alle stoviglie, il tutto adeguato al menù previsto. Ci piace curare anche i particolari, un fiore, una candela, un centrotavola originale, e tanta gioia. L’accoglienza l’amore la condivisione passano anche attraverso la cura e l’attenzione. “Tutto è pronto, venite!” è un dono che ci precede, così come quando accogliamo i nostri ospiti in casa. Il pranzo il banchetto sono un’offerta di gioia, di solarità, è un tratto di vita bella, buona. Il Regno di Dio porta con se la gioia di vivere, il godimento di esistere. Certo c’è la fatica, l’impegno, il tempo dedicato, il servizio, ma poi c’è anche la soddisfazione di aver visto lo stupore e la felicità sui volti dei nostri cari. È gustare la vita. Forse è proprio questo che Dio ci chiede di trovare il tempo per godere di Lui e di tutte le cose buone che Egli ha preparato per noi, per non sprecare tutta la bontà e la bellezza che ha posto sul nostro cammino. Una famiglia

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La parola fatta in casa

Io ho scelto voi perchè portiate frutto (Mt 21,33-43) Nella nostra vita di coppia e di famiglia capita che ci sentiamo padroni del Regno; siamo talmente immersi nel problema di coppia, dei figli o di lavoro che con ingratitudine non consideriamo i frutti che Lui ci offre per vivere Felici. Questa parabola ci riporta alla Verità: “la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo”… Guardandoci negli occhi siamo consapevoli di poter scegliere ogni giorno di produrre i frutti, ricordandoci che Dio è Padre Misericordioso che ci porta sempre nel cuore. Erica e Paolo

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La parola fatta in casa

In quale figlio mi ritrovo? (Mt 21,28-32) Il Vangelo di questa domenica ci offre una bella immagine del vissuto familiare. Il padre chiede ai suoi due figli di aiutarlo, di collaborare e curare la vite. Ma non ottiene risposte rassicuranti E’ una immagine che accade e che viviamo spesso anche nelle nostre case: il rifiuto all’obbedienza e all’ascolto spesso provocano amarezza e sofferenza. Quante volte ci siamo trovati come genitori, come nonni, a sentirci dire “Non posso, non ho voglia, non ho tempo, lo farò” e a gestire tali situazioni sentendoci talvolta impotenti e perdenti. Ciò che stupisce di questa parabola è il comportamento del Padre che non si scoraggia, ma attende. Il Padre ha fiducia sempre, in ogni uomo, sia esso peccatore o meno, nonostante i nostri errori e ritardi nel dire “si”. Dio crede in noi, sempre. Allora posso anch’io cominciare la mia conversione verso un Dio che non è dovere, ma amore e libertà.

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